Inizia l’anno scolastico del Berlusconi tre

giovedì 11 settembre 2008 → 11:50 in Manhattan e dintorni

Oggi in molte scuole italiane è iniziato il nuovo anno scolastico e alcuni sindacati sono già sul piede di guerra.

La scuola è finitaLa riforma della scuola proposta dal Governo fa accapponare la pelle, ma non suscita un’ondata di sdegno nella presunta “opposizione” in Parlamento. Per fortuna almeno i Sindacati si muovono, alcuni sindacati.
Vi propongo il punto di vista di due strutture sindacali, anche per capire meglio il punto di vista di chi dà l’istruzione al “futuro della nazione”, di chi in questa scuola pubblica ci lavora.

rete28aprileIl governo Berlusconi vuole distruggere il sistema di istruzione statale e privatizzare scuole e università.
I provvedimenti legislativi approvati nel mese di agosto se verranno attuati riporteranno l’Italia indietro almeno di cinquant’anni. L’istruzione non sarà più un bene comune, si trasformerà in una merce, solo chi pagherà potrà garantirla ai propri figli.

Per la scuola elementare sono previste solo 24 ore settimanali, niente mensa e scuola al pomeriggio, se non a pagamento. Tornerà il doposcuola, cioè il vecchio recinto sociale che il Tempo Pieno con le 40 ore settimanali aveva definitivamente smantellato. Tornerà il maestro unico che da solo non sarà più in grado di contenere l’insuccesso scolastico, cosa che invece oggi accade quando più insegnanti contemporaneamente si occupano della stessa classe. Dalla scuola di qualità per tutti, si tornerà alla separazione netta tra la scuola del mattino, dove bisognerà imparare e in fretta, e la scuola del pomeriggio, dove i bambini saranno solamente sorvegliati. Per qualsiasi altra cosa sarà necessario pagare.

L’obbligo di istruzione potrà essere assolto dopo la terza media non esclusivamente a scuola, ma anche in un centro di formazione professionale. Alcuni giovani continueranno a studiare, mentre altri verranno avviati precocemente al lavoro. La media unica, introdotta nel 1962 per superare l’avviamento professionale, sparirà. Ci saranno costose scuole medie per ricchi che garantiranno una preparazione adeguata per gli studi superiori, e gratuite scuole medie per poveri che garantiranno una preparazione che permetterà solo l’accesso a corsi professionali. Se non avrai frequentato le scuole elementari migliori, ti verrà precluso all’accesso alle scuole medie migliori. Se non avrai frequentato le scuole medie migliori, ti verrà precluso l’accesso alle scuole superiori migliori o addirittura a tutte. Se non avrai frequentato le scuole superiori o le università migliori, ti verrà precluso il proseguimento degli studi o l’accesso a un lavoro qualificato. Le disuguaglianze sociali saranno sempre più evidenti e la scuola non farà altro che accentuarle.

Scuole e università si trasformeranno in fondazioni e si aprirà così il mercato dell’istruzione.
I finanziamenti statali, ridotti al minimo per risparmiare sulla spesa pubblica, saranno trasferiti non rispetto all’offerta formativa, ma secondo le scelte e le indicazioni date dagli utenti: l’istruzione da diritto si trasformerà in un servizio a domanda. Se scuole o università non avranno iscrizioni chiuderanno, quindi per sopravvivere si muoveranno nella direzione in cui andrà la domanda. E quando i soldi non basteranno per restare sul mercato non potranno fare altro che ricorrere a finanziamenti privati o alla richiesta di salatissime rette per l’iscrizione. L’orientamento didattico di scuole e università verrà quindi dato esclusivamente da chi ci metterà i soldi. Ci saranno scuole e università di serie A e di serie B, l’istruzione non sarà più uguale per tutti, ma tutto dipenderà da quanto puoi o sei disposto a spendere. Il valore legale del titolo di studio sarà di fatto abolito: diplomi e lauree non saranno più tutti uguali, per cercare lavoro o proseguire gli studi conterà il nome della scuola in cui ti sei diplomato o dell’università in cui ti sei laureato.

Per ridurre la spesa pubblica per l’istruzione e aprire così ai privati, per abbassare il livello di istruzione garantita a tutti e offrire la qualità solo a chi potrà pagare, il governo Berlusconi ha deciso di ridurre drasticamente il numero di lavoratori della scuola.
Nei prossimi tre anni verranno tagliati 130.000 posti che sommati ai 25.000 già tagliati in due anni dal governo Prodi, fanno in tutto 155.000.
Non possiamo assistere alla devastazione del sistema di istruzione statale e alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, senza far niente. Per lanciare al governo un segnale forte di contrarietà al progetto che intende realizzare, è necessario scioperare subito entro il 30 settembre, cioè prima che alcuni dei provvedimenti legislativi in scadenza vengano definitivamente approvati dal Parlamento e prima che venga approvato dal governo il disegno di legge finanziaria 2009.

cobas-scuolaL’anno scolastico 2008-2009 si apre sotto l’infausto segno dei catastrofici provvedimenti del governo Berlusconi, dei suoi ministri della scuola, dell’economia e della pubblica amministrazione che gareggiano per raccogliere tutto il peggio delle politiche scolastiche dei precedenti ministri Berlinguer, Moratti e Fioroni e assestare il colpo definitivo alla scuola pubblica, disgregandola, impoverendola e ridicolizzandola all’inverosimile.
Con il Decreto legge 112 del 25 giugno si massacra la scuola tagliando 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di ATA, a cui si aggiungono i 47 mila posti già soppressi dalla Finanziaria del governo Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno, con la grottesca motivazione della “migliore qualificazione del servizio scolastico”: il che si traduce, oltre che nella massiccia espulsione di precari, nell’aumento a dismisura degli alunni per classe (che renderà ancor più cialtronesca l’operazione di recupero dei “debiti” in corso in questi giorni nelle superiori), nella riduzione delle materie, delle ore di lezione e forse anche della durata delle singole lezioni, nell’accorpamento delle materie di insegnamento per singolo docente, con ovvio abbassamento di qualità didattica, nell’attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all’handicap, nella cosiddetta “razionalizzazione della rete scolastica” che cancella le scuole con meno di 500 alunni, e addirittura nel ritorno al “maestro unico” alle elementari, a quell’oramai inverosimile maestro tuttologo degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe l’insegnamento, cancellando la contitolarità didattica tra docenti che ha reso la scuola elementare italiana una delle più apprezzate al mondo.
Ma non è tutto. In due diversi DdL (e nel Decreto legge governativo del 28 agosto) la ministra Gelmini e la presidente della Commissione cultura della Camera Valentina Aprea hanno delineato la completa privatizzazione di ciò che resterebbe della scuola, con istituti scolastici-Fondazione affidati a privati tramite Consigli di amministrazione, con il passaggio completo alla gestione regionalistica legata alle esigenze aziendali locali, con l’assunzione del personale affidata ai dirigenti scolastici, che diverrebbero “datori di lavoro”, assumendo, licenziando, aumentando o abbassando stipendi, con le ovvie conseguenze di corrotto autoritarismo e clientelismo.
Infine, tramite il Decreto legge del 28 agosto e il DdL sul recupero scolastico, la ministra Gelmini, dopo cotanta distruzione, pensa di dare una parvenza di serietà al tutto tramite il ripristino del voto di condotta (che comporterebbe bocciatura se insufficiente), dei voti numerici alle elementari e alle medie e degli esami di riparazione: in una scuola così massacrata tali provvedimenti creerebbero solo ulteriore e demenziale selezione tra chi ha, per censo sociale, altri supporti educativi e chi conta solo sulla scuola per imparare a leggere il mondo.
A cotanto attacco deve corrispondere una risposta, da parte di docenti, Ata, studenti, genitori e cittadini interessati alla scuola pubblica, altrettanto poderosa. Già i precari, i più massacrati in tale processo, hanno dato segnali di lotta, che si intensificheranno nei prossimi giorni con assemblee e mobilitazioni in tutta Italia, che, per quel che ci riguarda, culmineranno in un Convegno a Roma il 27 settembre a cui sono invitate tutte le reti di precari intenzionate a sconfiggere i piani governativi; ma più in generale invitiamo tutti i soggetti succitati a lavorare insieme a noi affinché il 17 ottobre, giorno di sciopero generale di tutte le categorie del lavoro dipendente convocato dai Cobas e dalle altre principali forze del sindacalismo antagonista, CUB e SdL, la scuola sia in prima fila e partecipi massicciamente alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma.
Sia quest’anno scolastico, che si apre sotto auspici così negativi, un anno di grandi lotte in difesa e per il miglioramento della scuola pubblica!

2 commenti a “Inizia l’anno scolastico del Berlusconi tre”

edu scrive:

Perchò denigratori ?

flash scrive:

OCSE: “la scuola italiana è un disastro, tranne l’eccellenza delle elementari”. Dove si va a toccare? Alle elementari. Maestro unico, grembiule (ma forse vi è sfuggita anche la divisa d’istituto che forse nelle scuole di Enna non avranno)Il ripristino del voto in condotta non mi scandalizza così come il ritorno dell’educazione civica, ma è ovvio che la carenza di docenti e di mezzi eonomici non farà altro che costringere i responsabili che vogliono offrire un pò di turni lunghi, inglese e magari anche informatica (la religione è già scontato che la paghiamo noi) dovrà rivolgersi a lavoratori molto più precari di quelli attuali. E’ questo il nodo “liberal” che troviamo anche nella grande vertenza di Alitalia. Tagliano le spese. Come? Eliminando posti di lavori, garanzie contrattuali, eliminando la solidarietà tra lavoratori (ma su questo i sindacati confederati hanno fatto storia). 200.000 precari nella scuola che non avranno più alcuna possibilità d’ingresso fisso (sempre che non insegnino appunto religione), 4.000 nell’alitalia etc. etc. Il vero attacco è ai contratti nazionali ed il risparmio su spese anche necessarie (non fatevi sfuggire la realtà di commissioni bilaterali che anticipano tutte le ultime riforme annunciate o applicate, tra il Ministero del tesoro e l’Ente interessato) diventa l’unico scopo da raggiungere e sbandierare. Se si vuole ridurre la scuola superiore a 4 anni e con meno ore d’insegnamento non è in virtù di un nuovo metodo scolastico ma solo di una risposta ai rispami di spesa da effettuare. L’AIR ONE ha 3.500lavoratori in esubero pari, quindi, a queli dichiarati per Alitalia, ma nessuno ne parla forse perchè in possesso di contratti “atipici” che però il Sig. Toti appena subentrato nella nuova compagnia potrebbe utilizzare qualora, chissà, la trattativa con i sindacati di Alitalia vada male con l’immediata messa in mobilità dei lavoratori stessi che liberano posti a lavoratori con i contratti certo più flessibili. (il cerchio si chiude). ciao denigratori.

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