Intervista a Jomo Gbomo, il portavoce del Mend

martedì 23 settembre 2008 → 15:05 in Nigeria

Jomo Gbomo, portavoce del Mend risponde alle domande di Rob Foulkes e Daniel Litvin di Critical Resource.

Quella che trovate qui sotto è la trascrizione di un’intervista e-mail a Jomo Gbomo, portavoce del “Movimento per l’emancipazione del delta del Niger” (Mend), condotta da Rob Foulkes e Daniel Litvin di Critical Resource e pubblicata ieri dal Times of Nigeria.
D: Il Mend intende continuare i propri attacchi alle strutture petrolifere, compresi gli impianti off-shore? Che cosa ci possiamo aspettare che accada per la produzione del petrolio nigeriano a seguito delle future attività del Mend?
J: Il Mend continuerà fino a quando le nostre richieste politiche non saranno rispettate e se l’ingiustizia nella regione continuerà inesorabile. In realtà ciò che avete visto finora è solo un antipasto. La vera distruzione arriverà presto e l’attacco fatto a giugno a Bonga vi sembrerà un gioco da ragazzi (la piattaforma offshore di Bonga si trova a 100 Km dalla costa, produce da sola 200.000 barili di petrolio al giorno e veniva considerata inattaccabile sia dalla Shell che dai militari nigeriani). Il nostro obiettivo è arrivare a chiudere il 100% delle esportazioni di petrolio della Nigeria.

D: Gli attacchi agli impianti petroliferi in Nigeria, da parte dei gruppi come il Mend, hanno spinto in alto il prezzo del petrolio nel mondo diverse volte nel corso degli ultimi anni. L’attenzione internazionale che attirate a causa di tali aumenti del prezzo del petrolio può aiutare la causa del Mend?

J: Sicuramente crea una consapevolezza critica. Recentemente ha costretto gli americani a iniziare a valutare la possibilità di perforazioni in Alaska e in altre regioni che volevano conservare a scapito del nostro ambiente.

D: Cosa si sta facendo per la pace? Il Mend è stato invitato a partecipare ad un ampio vertice per la pace nella regione del delta, inizialmente previsto per l’anno in corso, anche se ora è stato rinviato. Intende partecipare se il vertice viene ri-programmato e, in caso negativo, perché no?

J: Prima di parlare di pace, dobbiamo parlare di giustizia. Siamo aperti per la pace che affronta i problemi alla radice e con il coinvolgimento di mediatori internazionali per garantire che sia duratura.

D: Si dice che tra i 200.000 e 500.000 barili di petrolio vengono rubati ogni giorno in Nigeria (fino al 25% delle esportazioni di petrolio del paese). Molte persone hanno chiaramente un profitto dal conflitto in corso. E’ questo il vero motivo che impedisce il raggiungimento di una soluzione pacifica ?

J: Il furto del petrolio è perpetrato da militari di alto grado, da politici e dai funzionari dell’industria petrolifera [queste affermazioni sono negate da parte degli interessati]. La nostra preoccupazione è la giustizia. Una visita ad una delle comunità impoverite dal petrolio fa capire a chiunque il motivo per cui abbiamo preso questa strada e perchè abbiamo dichiarato: il è troppo è troppo!

D: Il Mend utilizza tattiche violente, compresi i sequestri dei lavoratori delle compagnie e gli attacchi agli impianti petroliferi. Come si giustifica tale uso della violenza – anche contro le imprese che, dopo tutto, stanno operando legalmente in Nigeria?

J: Se il Mend fosse un sindacato delle società petrolifere, allora potrebbe stabilire gli strumenti, sedersi a casa e ottenere risultati immediati con uno sciopero sciopero. Poiché questo non è il caso, l’unica altra strada è la violenza.

In una situazione simile, questa è l’unica lingua che capiscono i leader africani o i capitalisti ingordi. I lavoratori sono parte del problema. Stanno lavorando in un sistema ingiusto e illegale; vanno avanti con le frodi e con i furti di greggio che non possono fare nei paesi sviluppati. Questo li rende legittimi obiettivi.

Quando abbiamo fatto dei rapimenti, abbiamo rilasciato gli ostaggi incolumi. Essi hanno avuto un ruolo nel pubblicizzare il problema.
Il rapimento in realtà è stato introdotto in questa regione dagli europei, che hanno incoraggiato la lotta tra le varie tribù, il rapimento e lo scambio di prigionieri, che poi veniva venduti come schiavi, in cambio di pistole e alcool. Fortunatamente i lavoratori del petrolio oggi non debbono affrontare questo sinistro destino.

D: Nel 2006 il Mend è riportato che ha dichiarato: Il nostro obiettivo è quello di distruggere completamente la capacità di esportazione del petrolio da parte del governo nigeriano, aggiungendo, che volete il controllo totale delle risorse della regione. Il Mend potrebbe accettare la presenza delle compagnie petrolifere straniere se ci saranno più benefici a livello regionale e locale?

J: Se saranno corrette e rispettose dell’ambiente, il popolo che combatte per questo sarà lieto di dare il benvenuto ai lavoratori del petrolio.

D: Le compagnie sono più impegnate in iniziative volte al miglioramento sociale ed economico nel delta del Niger. La cosiddetta responsabilità sociale d’impresa e i programmi comunitari. Questi sforzi possono aiutare a risolvere i problemi della regione?

J: Come ho già detto in precedenza, il carro viene messo davanti ai buoi. In questo modo anche le più nobili intenzioni sembreranno un fallimento. La Giustizia dovrebbe essere messa al primo punto, bisogna consentire alle persone il controllo delle risorse naturali che Dio gli ha dato, è necessario che il paese pratichi un vero federalismo fiscale solo allora daremo un senso alle buone intenzioni.

D: Perché il Mend attacca le compagnie petrolifere internazionali, quando sicuramente la radice del problema è la politica del governo nigeriano e la situazione creata dallo Stato nigeriano? Perché non concentrarsi sul governo, piuttosto che sulle imprese?

J: Le società petrolifere internazionali hanno l’esperienza per produrre ricchezza dal petrolio. Con i soldi che fanno entrare nelle casse del governo centrale per quale motivo dovrebbero preoccuparsi dei poveri pescatori la cui fonte di sostentamento è stato distrutta dall’ irresponsabile estrazione del petrolio? Questo è il motivo per cui dobbiamo paralizzare l’economia e fare assumere a tutti le loro responsabilità.

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