La capitolazione della CGIL.

mercoledì 29 giugno 2011 → 14:49 in Manhattan e dintorni

Giorgio Cremaschi: “L’accordo firmato da Susanna Camusso estende a tutti i lavoratori e le lavoratrici il modello Fiat. E’ un cedimento gravissimo.” Landini della Fiom: “e’ un’intesa con cui la Cgil arretra le sue posizioni e cede su punti non cedibili”. Comunicato stampa delle USB: Vergognoso accordo tra Confindustria e Sindacati.
La Fiom boccia l’accordo firmato ieri sera tra sindacati e Confindustria sull’esigibilita’ dei contratti e chiede di sottoporlo subito al voto dei lavoratori: “e’ un’intesa con cui la Cgil arretra le sue posizioni e cede su punti non cedibili”. Lo ha dichiarato il segretario delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’incontro tra Susanna Camusso e i segretari di categoria della confederazione di Corso Italia. “L’intesa non ci piace, non andrebbe firmata e non siamo d’accordo: per questo chiediamo che ci sia un pronunciamento dei lavoratori o degli iscritti.
D’altronde lo statuto della Cgil prevede che gli accordi devono essere validati dai lavoratori, c’e’ l’obbligo di sottoporre al referendum piattaforme e accordi”. Domani la Fiom riunirà il Comitato Centrale e saranno prese e valutate “tutte le decisioni necessarie”. Landini ha poi spiegato nel dettaglio quali sono stati i punti in cui la Cgil non avrebbe dovuto cedere. “Manca il voto dei lavoratori per validare gli accordi e si apre alla derogabilita’ del contratto nazionale attraverso accordi aziendali non decisi dai lavoratori ma dalle Rsu o peggio dalle Rsa”.
Vi invito a leggere il comunicato stampa dell’Unione Sindacale di Base in merito all’accordo siglato con Confindustria:
Con buona pace di chi per mesi ha raccontato la favoletta che la Cgil era diversa, che assumeva la democrazia nei luoghi di lavoro come tratto fondante del proprio agire, che non avrebbe mai potuto sottoscrivere un accordo che limitasse la democrazia e blindasse la rappresentanza, che non sarebbe tornata al fianco di cisl e uil, i sindacati complici arruolati da Sacconi e Tremonti, ieri sera, L’accordo sottoscritto dalla Marcegaglia e dai segretari delle confederazioni collaborazioniste è la santificazione della dottrina Marchionne. Punto.
Il Contratto nazionale non c’è più, rimane semplicemente un velo di copertura che dovrebbe evitare le efferatezze più brutali, ma è in totale balia della contrattazione aziendale che può stravolgerne legittimamente il contenuto al fine di adattarlo alle esigenze delle aziende in cui si deve applicare. E per farlo basta il 50% più uno delle RSU, la maggioranza democratica sembrerebbe salva, peccato che non c’è, nell’accordo, nessun accenno alla scomparsa della riserva di un terzo dei seggi delle RSU ai firmatari di contratto, e così il 50% diventa immediatamente 33% e così un terzo delle RSU decide sul contratto aziendale che deroga quello nazionale e nessuno può metterci bocca, tantomeno i diretti interessati, cioè le lavoratrici e i lavoratori che quell’accordo dovranno digerire. Non bisogna poi farsi ingannare dalla scelta falsamente democratica della “conta” dei sindacati.
Questa infatti si basa sulla certificazione da parte delle aziende delle adesioni, tramite ritenuta sindacale, dei lavoratori ad una sigla sindacale e dalla trasmissione di queste all’INPS. Le aziende sono quindi le uniche titolate a certificare gli iscritti ai sindacati (sic!) e lo faranno comunicando i dati delle deleghe che, lo ricordiamo agli smemorati, non sono automatiche. Le aziende infatti possono decidere, e lo fanno sempre nei confronti dell’USB e degli altri sindacati di base, di non concedere il diritto alla ritenuta in busta paga della quota sindacale, dopo che il referendum del 1995, promosso dai radicali e sostenuto da quasi tutta la sinistra dell’epoca, ha abrogato il diritto di ogni organizzazione a percepire le quote dei propri iscritti tramite delega riscossa dal datore di lavoro.
Quindi non solo le aziende hanno in mano uno straordinario potere, essendo loro a dover comunicare, senza alcun controllo, all’INPS quanti iscritti hanno le varie organizzazioni, ma alcune organizzazioni, pur fortemente presenti nelle aziende ma che non possono operare le ritenute in busta paga perché l’azienda non glielo concede, spariranno completamente. A questo punto la media ponderata tra voti alle RSU, drogate dal 33%, e deleghe in busta paga esiste solo per CGIL CISL e UIL (se i padroni saranno coerenti l’esclusione potrebbe riguardare anche la FIOM, visto che il diritto alle ritenute scaturisce dalla firma del contratto nazionale…!). Se poi tutto questo non bastasse il testo dell’accordo recita esattamente: ”Per la legittimazione a negoziare è necessario che il dato di rappresentatività così realizzato per ciascuna organizzazione sindacale superi il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro” non bisogna quindi avere il 5% dei voti e il 5% degli iscritti calcolato sui lavoratori complessivamente sindacalizzati come funziona oggi nel pubblico impiego, ma il 5% si calcola sul totale dei lavoratori della categoria!! Siamo alla definitiva conclusione del sogno di avere in Italia una qualche pur minima forma di pluralismo sindacale.
Nessuna organizzazione che non siano quelle firmatarie di questo accordo potranno mai raggiungere, in mancanza di migliaia di funzionari, in mancanza di quote sindacali, in mancanza di spazi democratici un tale livello di presenza in categorie che contano centinaia di migliaia di addetti in centinaia di migliaia di piccolissime, piccole e medie imprese, che questa è la dimensione produttiva del nostro Paese! Ma siccome la questione della democrazia è questione molto seria e il libero esercizio della volontà popolare è recentemente tornato alla ribalta dopo la straordinaria affermazione dei referendum sull’acqua pubblica, sul nucleare e sul legittimo impedimento (a proposito, ma non si potrebbe legittimamente impedire ai quattro di fare accordi in nome e per conto e all’insaputa di milioni di lavoratori?) allora si trova un marchingegno piuttosto inedito che consenta di affermare che il diritto al dissenso viene comunque garantito. Infatti nei luoghi di lavoro dove non esistono le RSU ed invece sono presenti le RSA nominate dalle organizzazioni firmatarie del contratto, su iniziativa di una delle organizzazioni firmatarie del contratto o su richiesta di almeno il 30% dei lavoratori dell’impresa (si badi, non dell’azienda) che ne facciano richiesta entro 10 giorni, allora si potrà tenere un referendum sull’accordo sottoscritto.
Su come si costruiscano democraticamente le piattaforme, su chi gestisca la trattativa, ovviamente, nulla da segnalare! Se a tutto ciò si aggiunge che nelle prossime ore sarà varata una manovra pesantissima da oltre 50 miliardi di Euro, circa 100.000 miliardi di vecchie lire, che colpirà direttamente i lavoratori dipendenti, i precari e i ceti popolari e nella cui pentola ci sono l’aumento di fatto delle tasse, l’aumento dell’età pensionabile, l’ennesimo blocco del turn-over nella pubblica amministrazione, l’ulteriore congelamento dei contratti per il pubblico impiego, l’aumento dei ticket sanitari e dell’IVA, tagli alle spese sociali ecc., allora diventa chiaro che questo accordo dovrebbe, nelle intenzioni di lor signori, funzionare da sigillo per impedire alla pentola di scoperchiarsi!

7 commenti a “La capitolazione della CGIL.”

flash scrive:

come scrivete bene!! La libertà intellettuale è una grande conquista. A scuola copiavo…alla grande….ma anche pe quello ce vò la testa!
Comunque, in sintesi la firma è ‘na gran porcata, ma mò vedemo la FIOM che fà, perchè il problema già lo conosceva…..ma hanno fatto finta de gnente…pè stà dentro…ma poi dentro a chè….quì bisogna uscì fori, dai cancelli, dalle aziende, dalle professioni pe riscoprì che lì fori c’è un mondo…del lavoro…fatto di aspettative, sogni, speranze, sacrifici, delusioni, equilibri…solidarietà.
Con questa firma la Camusso cancella definitivamente la parola solidarietà, lasciando a chi sà farsi soppesare, nelle grandi fabbriche o realtà aziendali, la possibilità di strappare (?) accordi in deroga e lasciando così alla deriva i deboli, i precari, i desicandalizzati, i muli.

edu scrive:

…. i matematici ?!!?!!!….stai male forte, é !!!

sirlad scrive:

er “commento” copiato!!! te pija ‘n colpo! si da il caso che leggiamo gli stessi siti di informazione calandra, ed il tuo post l’avevo già letto “paro paro” su contropiano….. e allora, io, innocentemente, e come dicono i matematici “per simpatia”, ho utilizzato parole libere liberamente tratte da fonte anonima…. 🙂

edu scrive:

Calma. Io ho fatto molto in fretta, ho utilizzato le dichiarazioni di Cremaschi e Landini, virgolettandole, e il comunicato delle USB per far capire di che stavamo parlando. La quaglia ha copiato “er commento”………

fabrizio scrive:

Aho’, fra tutti e due, er gatto e la volpe…’tacci vostra, vabbe’ copia’ ma almeno citate la fonte! 😉

erpesenti scrive:

Numme parlate della CIGL…morttttaccciloro….

sirlad scrive:

Il vento è cambiato, grandi movimenti, tante parole roboanti, c’è chi ha persino parlato di “rivoluzione” per l’esito delle elezioni amministrative e dei referendum, spargendo a piene mani illusioni che si infrangono immediatamente nello scontro materiale fra capitale e lavoro, che è quello, per chi si ritiene comunista e marxista, che al nocciolo decide dei reali rapporti di forza in una società.
Infatti, in questo bailamme superficiale e propagandistico, in pochi si sono accorti che anche la Cgil ha firmato nei giorni scorsi il nuovo patto sociale richiesto da tempo da Confindustria e governo al fine di disarmare i lavoratori in preparazione del massacro sociale in arrivo e di nuove ondate di licenziamenti.
L’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria su contrattazione e rappresentanza, firmato nella tarda sera di martedì 28 giugno, è la definitiva capitolazione della Cgil, capitolazione abbastanza prevedibile, anzi da tempo perseguito dalla segretaria Camusso (e dalla sua maggioranza) che ha fatto di tutto nei mesi scorsi per combattere e sconfiggere la Fiom invece di sostenerla.
Non si tratta solo di una capitolazione alla Confindustria e alla Fiat (che con questo accordo tornano unite), ma anche del primo atto concreto, probabilmente favorito anche dal presidente Napolitano, di neo-concertazione sindacale nel clima nuovo di responsabilità nazionale col coinvolgimento dell’opposizione democratica dopo la sconfitta di Berlusconi alle amministrative e ai referendum. Non a caso il ministro Tremonti ha voluto rivolgere un sentito “grazie” ai leader sindacali e alla presidente di Confindustria “per quello che hanno fatto oggi per il bene del nostro paese”.

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