Nigeria. Dal 6 agosto partono i 60 giorni per accettare l’amnistia.

giovedì 6 agosto 2009 → 23:49 in Nigeria

I militanti possono, da oggi, consegnare le armi e firmare l’amnistia del presidente. Il Mend annuncia la defezione “personale” di Boyloaff, che ha deciso di deporre le armi, “ lo abbiamo già sostituto al comando dei militanti dello Stato di Bayelsa”. Le speranze di pace nella trattativa fra Henry Okah e il consigliere speciale del presidente, Timi Alaibe.
Delta del NigerSono iniziati oggi i 60 giorni concessi dal governo ai militanti del delta per accettare l’offerta di amnistia del presidente Yar’Adua. Più volte il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger, attraverso il suo portavoce Jomo Gbomo, ha rigettato i termini dell’offerta, senza un tavolo politico che affronti gli atavici problemi di povertà delle popolazioni del delta del Niger devastato dalle estrazioni petrolifere. Le richieste del Mend riguardano l’introduzione di un “vero” federalismo, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle infrastrutture della regione, priva di acqua potabile, fognature, luce elettrica e strade. Più che l’offerta di amnistia del Governo, il rilascio di Henry Okah e la nomina di un consigliere speciale per le questioni del delta hanno indotto il Mend a dichiarare il cessate il fuoco. Una tregua che ha dato un po’ di respiro ad un paese quasi in ginocchio, che ha causa degli attacchi aveva notevolmente ridotto la produzione petrolifera che copre il 97% delle esportazioni del gigante d’Africa.
Parte dunque oggi un’amnistia che in realtà sembra giocarsi su altri tavoli. Nei giorni scorsi il Mend ha annunciato la defezione del suo comandante nello stato di Bayelsa, Boyloaff, che avrebbe fatto la “scelta personale” di abbandonare le armi e starebbe trattando ad Abuja il suo ritorno alla vita “civile”, il portavoce del movimento, Jomo Gbomo, ha comunque precisato che “ è già stato sostituito da un altro comandante”. La sensazione è che il futuro della regione si giochi nelle trattative che il gruppo “Aronne”, guidato da Henry Okah, ha probabilmente avviato con il consigliere speciale del presidente, Timi Alaibe . Non aiuta la trattativa l’offerta del governo di denaro in cambio delle armi, che sembra aiutare più i gruppi criminali che i “combattenti per la libertà” a ritornare alla “vita civile”.
La sfida per una soluzione pacifica è enorme. Si tratta di reintrodurre migliaia di ragazzi che oggi fanno parte dei gruppi armati in una società civile che di fatto non esiste. Si tratta di eliminare le cause che hanno generato la ribellione armata: l’inquinamento ambientale e la povertà di popolazioni che hanno sulle loro terre ricchezze immense. Poi la cosa più difficile di tutte: bisogna fare cose tangibili in fretta, altrimenti l’insoddisfazione potrebbe riesplodere in breve tempo. Una sfida complessa con interessi enormi sullo sfondo. Forse saranno proprio quegli “enormi interessi” che aiuteranno la trattative e la possibilità di una pace “giusta”, in fondo il conflitto non conviene a nessuno, nemmeno alle “sensibili” multinazionali del greggio.
Questi popoli hanno già pagato abbastanza, o nò?

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