Honduras. Carri armati nella Capitale. Le drammatiche ore di Tegucigalpa

lunedì 29 giugno 2009 → 0:26 in Manhattan e dintorni

logoCresce di ora in ora la tensione nelle strade di Tegucigalpa dopo il colpo di Stato realizzato all’alba dalle Forze Armate del paese Centroamericano. Il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, trasferito coercitivamente ad una base aerea a Sud della Capitale è partito alla volta della Costa Rica.
honduras In questa convulsa giornata, ogni punto strategico del paese è stato preso di mira dai golpisti, a partire dalla Casa Presidenziale, al momento occupata dai militari e dai loro carri armati. Il Congresso, convocato d’urgenza dal presidente, Roberto Micheletti, ha nominato lo stesso capo del Parlamento alla guida ad interim dello Stato. La commissione elettorale ha però fatto sapere con un comunicato ufficiale che le prossime elezioni saranno celebrate il 29 novembre prossimo, così come era previsto.

I militari hanno immediatamente bloccato la diffusione dell’elettricità, delle comunicazioni radio e chiuso le televisioni. Il trasporto pubblico è interrotto.

manuel-zelayaLa Cattura di Zelaya

Il presidente è stato prelevato dal suo domicilio. Un’azione realizzata in un momento in cui si credeva che la crisi, apertasi ormai da qualche giorno (giovedì i militari erano già scesi in strada), fosse stata superata pacificamente, grazie soprattutto al sostegno degli Stati Uniti nei confronti del presidente Zelaya. Ma le cose sono andate diversamente.

Da San Josè in Costa Rica, il presidente honduregno deposto, ha raccontato di essere stato vittima di un “brutale sequestro” da parte di un “gruppo di militari”. “Sono entrati nel palazzo presidenziale e le mie guardie del corpo hanno resistito all’attacco per una ventina di minuti. Mi hanno prelevato in pigiama e ora sono qui [in Costa Rica ndr.], ancora in pigiama e senza calzini”.

Adesso, ha chiesto Zelaya al suo popolo, è necessaria un’azione di “disobbedienza civile e pacifica” contro il golpe e una presa di posizione netta da parte della comunità internazionale.

Carri armati davanti alla Casa PresidenzialeLe ragioni delle destituzione

Nel frattempo, il Tribunale Supremo del paese si è assunto, di fatto, la responsabilità del colpo di Stato. Secondo quanto comunicato, proprio dall’alta Corte nazionale sarebbe partito l’ordine all’Esercito di arrestare il presidente Manuel Zelaya per il suo tentativo di effettuare un referendum sulla Costituzione. Una motivazione quanto meno pretestuosa, visto che quella che era stata convocata dal capo della Stato altro non era che una consultazione “non vincolante” (così l’ha definita lui stesso durante la conferenza stampa odierna) chiesta peraltro a gran voce da centinaia di migliaia di suoi concittadini.

Sequestrati ambasciatori e ministri

La denuncia è partita dal rappresentante diplomatico del Venezuela presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Secondo questi, l’ambasciatore di Caracas in Honduras, così come quello cubano e nicaraguense, oltre che il ministro degli Esteri honduregno, Patricia Rodas, sarebbero stati rapiti “da militari incappucciati”. Qualche minuto dopo, lo stesso ambasciatore venezuelano a Tegucigalpa ha confermato la propria liberazione e quella degli altri diplomatici.

Nel frattempo, il presidente Hugo Chavez ha dichiarato di aver messo in allerta il proprio esercito e che se saranno attaccati l’ambasciata o l’ambasciatore, l’unica risposta sarà “la guerra”.

Dal segretario personale di Zelaya, Eduardo Enrique Reina, arriva, invece, la conferma che la responsabile degli Esteri continua ad essere detenuta dalle Forze armate insorgenti e che su di lei, oltre che sugli altri ministri, è stato emesso un ordine di fermo non ancora revocato.

Carri armati nelle vie della Capitale

Nonostante l’invito che i media hanno rivolta alla popolazione di restare a casa fino ad una stabilizzazione della crisi, tanti cittadini sono scesi in strada per manifestare la propria contrarietà a questo colpo di mano dei militari. Questi, nel frattempo, hanno dispiegato in tutta la città i propri carri armati ed hanno risposto ai manifestanti con il lancio di gas lacrimogeni.
Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha oggi lanciato «un appello alla comunità internazionale, per la difesa dell’ordine costituzionale in Honduras». «Faccio un appello agli organismi internazionali e ai movimenti sociali dell’America Latina», ha detto Morales, condannando il golpe contro il presidente Manuel Zelaya.
www.asud.net

3 commenti a “Honduras. Carri armati nella Capitale. Le drammatiche ore di Tegucigalpa”

Edo scrive:

Concordo cor milanese. In ogni caso reagiamo…

fabrizio scrive:

sembra tanto un film già visto e di cui, purtroppo, si conosce il finale…

sirlad scrive:

sembra che però il paese stia cercando in qualche modo di resistere ai militari continuando ad andare a votare e organizzando marce sulla capitale. Infatti, da fonti del sito “giornallismopartecipativo”, al quale ora anche Edo è segnato, ci sono testimonianze che dicono di non credere al media ufficiali e, che comunque chiedono di non lasciare l’Honduras da solo. sembra che siano state attaccate le sedi diplomatiche del Nicaragua, Cuba e Venezuela e che siano stati sequestrati i diplomatici! Sta iniziando la “restaurazione” in sudamerica?

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