Chi c’era alla riunione del Bilderberg Group?

mercoledì 20 maggio 2009 → 17:30 in Manhattan e dintorni

logo-cartaDal 14 al 17 maggio, in un resort turistico greco, c’è stata la riunione annuale del Bilderberg Group, il più esclusivo ed elusivo consesso di potenti mondiali. La lista ufficiosa dei partecipanti include Prodi, Draghi, Bernabé, Monti, Pado-Schioppa e John Elkann.
nafsika-astir-palace-hotel di
Enzo Mangini
www.carta.org
20 Maggio 2009
Anche noi abbiamo qualche domanda da fare. Per la precisione, due. La prima è: dove eravate tra il 14 e il 17 maggio? Chiamati a rispondere sono, per ora, Romano Prodi, Franco Bernabé, Mario Draghi, John Elkann, Mario Monti e Tommaso Padoa-Schioppa.
C’è infatti la possibilità che l’ex presidente del consiglio, il capo di Telecom Italia, il governatore della Banca d’Italia, il rampollo della Fiat, il presidente della Bocconi e l’ex ministro dell’economia fossero tutti assieme, nello stesso momento, nello stesso posto. A Vouliagmeni, in Grecia, in un hotel di lusso, il Nafsika Astir Palace, a una ventina di chilometri a sud di Atene. Lì si è tenuto il meeting annuale del cosiddetto Bilderberg Group. Il nome deriva da un hotel olandese, a Oosterbeek, vicino Arnhem, dove si è svolto, nel 1954, il primo incontro di quello che è considerato il più esclusivo, e segreto, club di potenti.
Del summit di Vouliagmeni ha tempestivamente scritto Enrico Piovesana su PeaceReporter, che ha pubblicato anche la lista dei presunti partecipanti al vertice 2009. «Il più potente e riservato organo decisionale del pianeta che si riunisce ogni anno a porte chiuse per concertare le linee guida a cui tutti i governi, le banche centrali e gli organismi internazionali devono poi attenersi», scrive Piovesana del Bilderberg. Non stupisce quindi che attorno alle riunioni di questo consesso nascano ogni volta aloni di cospirazioni, teorie del complotto e paranoie varie. Alle riunioni del Bilderberg sarebbe stato deciso di tutto, dalla caduta del Muro di Berlino al prezzo del petrolio, e tutto nella chiave di una maggiore integrazione mondiale, sulla base di valori che, secondo il punto di vista di chi di volta in volta ne scrive, vengono definiti liberal, conservatori, illuministi, massonici, mondialisti e ogni altra cosa che possa venire in mente. Praticamente, poco meno della Spectre.
Anche perché, aggiunge Piovesana, «giornalisti e curiosi sono tenuti a debita distanza dalla polizia greca e da guardie private e agenti servizi segreti di diversi Paesi. Non sono previste conferenze stampa o comunicati ufficiali per sapere gli argomenti in discussione [solo nel 2006 gli organizzatori diramarono un documento in cui si rendeva noto che si sarebbe parlato di guerra al terrorismo, fonti energetiche, finanza e immigrazione]. Ma quest anno lo scrittore russo Daniel Estulin [che da anni indaga e pubblica libri sul Bilderberg Group] ha dichiarato di essere riuscito a ottenere per vie traverse una copia dell’ordine del giorno dei lavori del summit greco, che sarebbe: ‘Il futuro dell’economia Usa e del dollaro; La disoccupazione Usa: soluzioni e previsioni; Depressione o stagnazione prolungata?; La ratifica del Trattato di Lisbona’».
Il Bilderberg è una specie di fratello cattivo del World economic forum di Davos, solo che a differenza del Wef, non ci sono telecamre, rockstar [forse], conferenze stampa o photo opportunities. Non c’è in effetti nemmeno un sito web ufficiale, anche se esiste, a Leida, un ufficio del Bilderberg Group.
Quest’anno sembra che la polizia greca abbia fatto un errore. Più di uno anzi: pedinare, molestare, minacciare, arrestare tre volte e poi rilasciare Charlie Skelton, scrittore e attore britannico, mandato a Vouliagmeni dal quotidiano The Guardian, che ha puntualmente pubblicato tutti i suoi articoli, dal 13 al 19 maggio. Pedinare, molestare, minacciare e farsi scoprire. Gli articoli di Skelton sembrano «I tre giorni del Condor», «Syriana», «Spy game» o qualcosa di simile. Skelton racconta per filo e per segno come, arrivato a Vouliagmeni animato da uno spirito di goliardica contestazione contro un summit che non avrebbe dovuto esserci e armato di una buona dose di scetticismo per le fantasiose teorie cresciute sul Bilderberg Group, si sia poi trovato in una sceneggiatura hollywoodiana. Con tanto di agenti segreti, poliziotti, inseguimenti, mosse, contromosse e l’incontro con altri segugi che hanno fatto del Bilderberg la propria ossessione professionale. È una lettura appassionante e inquetante.
L’altra novità di quest’anno è che per la seconda volta nel giro di pochi anni è filtrata [ad arte?] una lista di partecipanti. Non si sa se sia una lista completa o parziale, ma è un punto di partenza. Tra i nomi, compare anche quello di Peter Mandelson, ministro dell’economia e dello sviluppo nel governo laburista di Gordon Brown. Incalzato dalle domande del Guardian, l’ufficio stampa di Mandelson ha dovuto ammettere: «Sì, Mandelson è stato al Bilderberg quest’anno».
Gli italiani che compaiono nella lista sono i destinatari della nostra prima domanda. È sospetto che nell’elenco non ci sia nessuno del governo in carica. Quindi l’intera storia potrebbe essere una artificiosa e sottile macchinazione per screditare alcune delle figure più scomode per il presidente del consiglio. Oppure tra le trame del Bilderberg potrebbe esserci la prossima, imminente caduta del governo Berlusconi. Se così fosse, e questa è la seconda domanda, dovremmo essergliene grati?
Leggi tutti gli articoli di Charlie Skelton corrispondente del londinese The Guardian al Bilderberg

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