Hernry Okah: Il Giudice ordina le cure ai reni per il leader del Mend.

sabato 20 settembre 2008 → 13:48 in Nigeria

“E’ inaudito – ha detto Femi Falana a Saharareporters – che per accuse che prevedono la pena di morte, le prove finora presentate dinanzi alla Corte non contengano le dichiarazioni dei testimoni dell’accusa”. La prossima udienza il 3 ottobre.

Nella notte nuovo attacco alla Shell, distrutto oleodotto a Buguma Front. La Compagnia dichiara le “cause di forza maggiore”. Il Mend: “Non ci fermeremo fino a quando non avremo ridotto a zero le esportazioni di petrolio “.

Henry OkahNel corso dell’udienza di ieri a Jos, il giudice dell’alta corte federale che presiede il processo penale contro il leader del Movimento del l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) Henry Okah ha ordinato al governo di consentire che venga sottoposto a trattamenti specializzati. Gli avvocati di Okah avevano presentato istanza per ottenere che potesse effettuare trattamenti ai reni.

Gli avvocati di Okah guidati dall’avvocato dei diritti civili, e presidente della West African Bar Association (WABA), FEMI Falana stanno rigorosamente contestando la competenza delle accuse formulate contro di lui.
“E’ inaudito- ha detto Femi Falena a Saharareporters-, che per accuse che prevedono la pena di morte, le prove finora presentate dinanzi alla Corte non contengono dichiarazioni dei testimoni dell’accusa”. “La verità è che la persona accusata non conosce i suoi accusatori”. Gli avvocati hanno sostenuto che il contenuto di un verbale di perquisizione della casa dove ha soggiornato Okah a Lagos, dove sarebbero state trovate delle armi sono sospetti, e ci sono delle discrepanze nei mandati di perquisizione presentati davanti al giudice..
Il giudice ha rinviato al 3 ottobre 2008 per una sentenza sulle competenze.
Ancora un rinvio dunque al processo contro il leader del Mend,  il governo sembra prendere tempo,  non cambia quindi la situazione di stallo che vive il Delta del Niger dove i militanti impegnati nella “guerra del petrolio” più volte hanno dichiarato che senza la libertà e la partecipazione di Henry Okah non c’è una soluzione di pace possibile nella regione del petrolio nigeriano.
Questa mattina è giunto puntuale il comunicato del Mend. Il principale gruppo ribelle della zona petrolifera del Delta del Niger ha detto oggi di aver distrutto uno dei più importanti oleodotti della Royal Dutch Shell, ultimo colpo della “Oil war” dichiarata dal Mend contro lo sfruttamento della regione da parte delle compagnie petrolifere straniere.

Il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) ha dichiarato di aver attaccato ieri notte l’oleodotto nella zona di Buguma Front. Al momento, non è stato possibile avere la conferma dell’attacco da fonti indipendenti.
“Il Mend continuerà ad attaccare le infrastrutture petrolifere fino a quando le esportazioni di greggio saranno ridotte a zero”, ha dichiarato il gruppo in un comunicato diffuso via email.
“L’impoverimento e l’abbandono in cui vivono gli abitanti delle comunità nelle zone dove si produce il petrolio fà considerare le nostre azioni contro tali strutture come la “liberazione dalla spazzatura”.

“L’estrazione del petrolio ha portato solo dolore alla popolazione e un grave danno ambientale (ai terreni agricoli, alla pesca e alle riserve di fauna selvatica ), molestie dei militari e lo stupro dei soldati di ragazze minorenni, l’uccisione di tanti giovani, oltre a sviluppo e ricchezza per le altre parti del paese a loro danno “.
Mend presenta i suoi membri come i paladini della popolazione Ijaw , un gruppo etnico di circa 14 milioni di persone. Dichiara che i suoi nemici non sono soldati nigeriani, ma il governo federale nigeriano e le compagnie petrolifere straniere come la Shell, la Chevron e ”Agip.
Shell ha avvertito che la nuova ondata di violenze contro i suoi impianti potrebbe pesare sui ricavi della soci.
La multinazionale petrolifera anglo-olandese Shell ha deciso l’interruzione delle forniture di greggio nel terminal nigeriano di Bonny per “cause di forza maggiore”
La clausola di “forza maggiore”, già in passato invocata dalla Shell in Nigeria, permette a una compagnia di sospendere i propri obblighi contrattuali – come appunto la fornitura di greggio o gas naturale – in seguito ad eventi non prevedibili e senza correre il rischio di sanzioni.

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